Archive for the ‘Senza categoria’ Category

Il complesso di Napoleone

Domenica, Febbraio 8th, 2009

 

Che tra il nostro amato premier e il leggendario primo imperatore dei francesi vi sia qualcosa di più della semplice coincidenza metrico decimale in rapporto all’altezza?

SILVIO BERLUSCONI, ANZICHÈ STEMPERARE I TONI CON IL QUIRINALE INTENDE ANDARE AVANTI SULLA SUA STRADA BOCCIANDO L’IDEA CHE UN GOVERNO, GIÀ IMBRIGLIATO DA TANTI CAVILLI BUROCRATICI, POSSA ESSERE SOGGETTO A UN CONTROLLO PREVENTIVO DA PARTE DEL QUIRINALE. Fonte: Unione Sarda

 

Il 16 maggio 1799 Emmanuel Joseph Sieyès, illustre e sornione ex abate e deputato francese, divenne membro del Direttorio francese. Il 9 novembre dello stesso anno Sieyès, tuonando contro le storture del malevolo Direttorio, apriva la strada ad un generale dell’armata francese d’Italia, tal Napoleone Bonaparte, che affondava il Direttorio e abrogava la Costituzione approvata nel 1795, proponendone una nuova, che prevedeva un triumvirato esecutivo con a capo del governo un Primo Console e un Consiglio di Stato approvato dal Console stesso.

Silvio Berlusconi sottolinea di non aver mai voluto attaccare la Carta, chiarendo che comunque “non e’ un Moloch” ed e’ possibile cambiarla con un ampio consenso. Fonte: Agi.

Da buon democratico, Napoleone nel 1800 si appellò ad un plebiscito popolare perché il popolo manifestasse il suo assenso alla nuova carta costituzionale. I contrari furono quattrocentomila; i favorevoli furono tre milioni. Chissà se qualcuno ha detto a Berlusconi che gli astenuti in milioni furono quattro…

RIFORMARE UNA COSTITUZIONE VECCHIA, ALLA QUALE HANNO CONTRIBUITO PERSONE INFLUENZATE DALL’IDEOLOGIA SOVIETICA. Fonte: Unione Sarda. 

Come il generale francese, che nel 1812 in Russia ci rimise ben 500.000 uomini, anche Berlusconi sembra avere in profondo odio la Russia, oggetto, negli ultimi dieci anni, di proclami degni della migliore propaganda maccartista. 

Sarà memoria genetica? Che qualche Bonaparte fiorentina abbia incontrato nell’ameno varesotto qualche amabile e seducente antenato della famiglia silviana?

I Maestri

Mercoledì, Settembre 10th, 2008

I maestri. Mancano maestri. Mi mancano i maestri. Sento un gran bisogno di maestri, di guide solide da seguire, da cui imparare, da contestare, un giorno da battere perfino. Nella vita ci vogliono dei maestri, ma sembra che la volontà non sia condizione sufficiente per incontrarne uno, figuriamoci per seguirlo. Diceva Steiner:

Libido sciendi, desiderio sfrenato per il sapere, brama
per il comprendere, e’ un motto inciso negli uomini e nelle donne migliori. Tale e’ pure la vocazione del maestro. Non esiste una professione di maggiore privilegio. Risvegliare in un altro essere umano forze e sogni superiori alle proprie; indurre in altri l’amore per quello che amiamo; fare del proprio intimo presente il loro futuro: e’ una triplice avventura senza pari.

La speranza è l’ultima a morire, no? Speriamo bene allora…

 

 

L’America secondo DeLillo

Domenica, Settembre 7th, 2008
Don DeLillo

Don DeLillo

A leggere la quarta di copertina di Americana, libro di esordio di Don DeLillo negli anni ‘70, ho pensato, come tanti immagino, di trovarmi di fronte ad un romanzo “on the road”.

L’affascinante David Bell incarna la realizzazione del sogno americano. Nonostante sia poco piú che ventenne è già manager di una grande rete televisiva. All’apice del successo il giovane trova però davanti a sé un vuoto insopportabile che lo spinge ad allontanarsi da Manhattan per intraprendere un viaggio nel cuore dell’America, a bordo di un vecchio camper e con la cinepresa sempre a disposizione, accompagnato da tre stravaganti soggetti. Scopo del viaggio è riprendere la vita della gente comune nelle piccole città di provincia, catturando i volti veri, la rabbia, i conflitti che intessono il paese, tutto quello che la televisione ignora o mimetizza, cioè la realtà. È il film della sua vita, il tentativo folle, e commovente al tempo stesso, di scrivere un pezzo di storia americana.

In realtà i tempi di Faulkner e di Kerouac sono morti e DeLillo, nonostante nel 1972 sia ancora al suo primo romanzo, lo sa perfettamente. Viaggio alla scoperta dell’America? Non lo so… alcuni dicono che solo gli americani possono capire i libri di DeLillo. Il fatto è che il libro è per tre quarti un lungo monologo introspettivo di David, che cerca e filma quella che considera l’americanità vera, dove americanità per David significa vita, vita vera, fuori dalla claustrofobica Manhattan dove vive, dove ha venduto quasi per intero la sua anima. La cinepresa di David sembra quasi una macchina dell’ossigeno a cui attaccarsi disperatamente. Sarà questa americanità a restituirlo alla vita? Leggete e saprete.

Il vero movimento di Americana è la stasi. Un libro al rallentatore, spesso vischioso, macchinoso, fatto di vicoli ciechi e marce indietro. La pecca maggiore di questo libro, di cui se ne dice un gran male, ingiustamente, è l’incapacità di fondere, di saldare invisibilmente la prima e la seconda parte del libro, di tenere saldamente il timone dell’intreccio per ben 400 pagine. Ma Americana, nonostante questo, è un bel libro; un baule del solaio che in mezzo a monete di rame e paccottiglia di peltro, nasconde gemme meravigliose. Vale la pena di leggerlo solo per la meravigliosa prima parte, con l’atmosfera soffocante e terribile di New York e del network dove lavora David, e le ultime trenta pagine, un micro viaggio totale e allucinato in mezzo al deserto tra prostitute, birre, marines mutilati, comunità di yippies. Se il libro avesse tenuto quel tono per le altre 200, sarebbe stato un capolavoro.

Americana - Don DeLillo - EInaudi, Torino, 2000. Titolo originale: Americana, 1971.

Insegnare in Italia? Mai! Insegnare fuori? Si!

Sabato, Settembre 6th, 2008

Premesso che il sottoscritto non ha mai avuto la benché minima intenzione di prendere in considerazione la carriera dell’insegnamento, ecco due paroline in merito alla faccenda…

Se pensate che i pellegrinaggi, le tasse salatissime, le inutili SSIS, le graduatorie (ormai bloccate) e idiozie varie e necessarie ad avere l’onore di potere, un giorno lontano, insegnare in un liceo - istituto tecnico, siano la regola valida in tutta Europa, beh avete sbagliato di grosso. Prendo direttamente dal blog di Fabristol, segnalatomi dal mio amico Tommy David per inquadrare, ad esempio, la situazione inglese. Leggete leggete*…

In UK se un ragazzo vuole insegnare dopo il bachelor degree di tre anni (laurea triennale) si iscrive ad un corso della durata di un anno. In realta’ e’ un periodo di un anno di praticantato, in cui si insegna e si viene osservati da un insegnante piu’ anziano. Alla fine di questo anno i commissari (un tutor universitario e un tutor scolastico) che lo/la hanno seguito/a valutate le sue capacita’ dopo un colloquio ti promuovono ad insegnante a tempo pieno.

Nessun esame, nessuna tesi, nessun concorso pubblico.

Ma udite udite, poiche’ in UK qualsiasi lavoro si faccia si DEVE essere pagati (la schiavitu’ qui e’ stata abolita 150 anni fa), in questo anno di pratica si riceve uno stipendio dallo stato e pure i costi del corso vengono detassati.

Emigrate gente…emigrate…

*sottolineature mie

Il paradosso della legge

Giovedì, Settembre 4th, 2008

 

Ieri sera guardavo su La 7 Mississipi Burning. Ambientato nel Mississippi degli anni ‘60, vede due agenti dell’FBI (interpretati da un grandissimo Gene Hackman e da Willem Dafoe) incaricati di fare luce sulla scomparsa di tre giovani attivisti dei diritti civili, uno afroamericano. Dafoe è un giovane agente laureato, ligio al codice e alla procedura; Hackman un agente anziano e navigato, pronto ad usare i metodi più duri per condurre le indagini. Entrambi si scontreranno con l’omertà e i pregiudizi degli abitanti di Jessup, in uno degli stati americani più ferocemente razzisti della nazione, saldamente guidato dal nuovo Ku Klux Klan.

Bianco, anglosassone e protestante: ecco l’unico prototipo d’uomo ammesso a Jessup dove per avere incendiato la casa di un nero, si rischiano al massimo cinque anni con la condizionale.

I metodi corretti e puliti di Ward non bastano ad “aprire dall’interno il barattolo di vermi” così dopo l’ennesimo episodio di brutale violenza, tocca ad Anderson e ai suoi metodi. Anderson chiama altri agenti dell’FBI, specializzati “in lavori particolari” e a forza di minacce, bluff, sopraffazioni, violenze e sequestri sui presunti colpevoli, scoperchia finalmente la botola di omertà e consegna alla giustizia i criminali, tra cui il sindaco, il vicesindaco e il vicesceriffo. Confrontati con le porcherie ignominiose a cui vengono sottoposti i neri nel film, le violenze di Anderson sembrano ragazzate, ma la morale rimane quella, amarissima, secondo la quale la giustizia secondo legge trionfa solo se tiene ben nascosta sotto il mantello l’ascia sporca della violenza. Una morale che viene quasi da condividere in un film dove buoni e cattivi sono divisi da un muro alto 3 metri e dove tutti portano la tutina rosso diavolo e azzurro angelo. Ma nella realtà i capi di sartoria sono più variegati e le cose si fanno più complesse. O no?